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Il cinema astratto: un po’ di storia
Possiamo definire cinema astratto non solo quello che tecnicamente non racconta storie ma anche il cinema che tenta di fondere il cinema stesso con la pittura astratta. L’idea originale è del pittore Survage che nel 1914 intuisce la possibilità di una nuova e autonoma forma d’arte. Arte non finalizzata alla comunicazione di significati ma all’evocazione/stimolazione di emozioni. Survage non realizzerà mai il suo progetto, ci penseranno in seguito autori come Eggeling, Ruttman e Richter. Altri, come il celebre Man Ray in Le retour à la raison (1923) montano insieme sequenze isolate e spezzoni di pellicola non impressionata. F. Léger nel suo Ballet mécanique (1924) fa muovere e trasformare oggetti concreti a un ritmo calcolato con precisione matematica. M. Duchamp nel suo Anémic cinéma (1926), dove anémic è anagramma di cinéma, crea movimenti stroboscopici semplicemente riprendendo e poi proiettando forme a spirale in movimento. G. Dulac, in Etude cinematographique sur un arabesque (1929) cerca di ricreare le suggestioni della musica di Debussy montando ritmicamente immagini di riflessi d’acqua, gocce di uno zampillo, luce solare filtrata ecc. In seguito, riprendendo un’idea di Picasso del 1912, Lye, McLaren e Veronesi disegnano direttamente sulla pellicola linee e forme che si animano in proiezione. Non esiste comunque una modalità unica e specifica per la realizzazione dei film astratti, anzi, ogni autore inventa uno o più congegni per creare le “forme” che poi trasforma per mezzo del movimento apportato dal cinema. E’ il caso per esempio di Fischinger, autore prolifico in particolare ricordato per Muratti Greisst Ein (1934) dove fa “danzare” le sigarette con effetti di pixillation. Lo stesso autore è il primo a fare i conti con il film astratto sonoro. L’associazione di ritmi visivi e quelli musicali a livello commerciale sfocerà nel grande affresco in movimento che è Fantasia (1940) della Disney. Le sperimentazioni proseguono negli anni successivi e molte esperienze del cinema americano underground degli anni sessanta si possono ricondurre alla ricerca su questa marginale ma importantissima nuova forma d’arte. Un autore fondamentale è Brakhage, per la prima volta riesce infatti ad ottenere immagini astratte in movimento non più attraverso la pittura e il disegno ma dagli stessi strumenti che servono per fare il cinema: obiettivi, messa a fuoco, velocità di scorrimento…), o utilizzando la macrofotografia. Figure importanti sono anche Kubelka, Conrad, Sharits e altri che nei loro film “di struttura” arrivano alla totale rinuncia al colore e alla forma, nonché all’esasperazione del concetto di “proiezione”. Le nuove tecnologie portano nuova linfa creativa al genere, dapprima la fa da padrona l’elettronica, successivamente l’informatica. Cambiano sia i mezzi che i modi di fruizione delle immagini: il grande schermo lascia spazio ai piccoli monitor. Da ricordare le opere dei fratelli James e John Witney che giungono a suonare il computer in tempo reale come un pianoforte, creando azioni visive periodiche e armoniche da contrapporre a fenomeni disarmonici. Questo in particolare è invece il credo del festival: La definizione di cinema astratto, data nel 1926 da Rudolf Kurtz, non ci sembra descrivere più, compiutamente, questo vasto ambito concettuale e, in accordo sostanzialmente con le tesi di Georges Roque del 2004 (Che cos'è l'arte astratta?) e soprattutto con il saggio del 1951 di Jean Raine (Fondement d'une étude sur le film abstrait), abbiamo delineato la cinematografia astratta come quella “che non racconta storie”. Inoltre abbiamo approfondito i caratteri concettuali dell’astrazione nei modi che raccontiamo di seguito. Altra ambizione della mostra è cercare una strada che consenta al cinema astratto, saccheggiato dal cinema di finzione, dai video musicali e dalla pubblicità, di proporsi come autonoma risorsa anche produttiva. Fin dai titoli di testa scelti per precedere le opere in concorso dove appare una frase di Antonin Artaud capiamo come questa forma cinematografica sia stata storicamente fondamentale nel percorso artistico di molte personalità importanti nella storia non solo della settima arte. Pensando al presente non potremmo poi tra gli altri immaginare l’opera di un grande regista come l’americano David Lynch senza le influenze che la pittura in primo luogo, ma anche il cinema astratto hanno saputo conferire alla sua arte. PRIMA GIORNATA: Ieri nel tardo pomeriggio ha aperto i battenti la terza edizione del festival del cinema astratto di Roma. Di seguito pubblichiamo il programma completo della giornata di ieri corredato di alcuni commenti alle opere, anche se alcuni cortometraggi per problemi tecnici e organizzativi purtroppo non è stato possibile mostrarli: Martedì 23 settembre 2008 Programma A Dalle 18 Richard O’Sullivan, UK“Blood Landscape: Palimpsest”, 8 min, (2008)“Blood Landscape: Passage”, 8 min, (2008)“Blood Landscape: Night Sweats”, 9:40 min, (2008)“Transit”, 2 min, (2008)“The Other Image”, 5 min, (2008) Subito opere di alta qualità tecnica queste di O’Sullivan: figure che turbinano nello spazio all’infinito ruotando su loro stesse, spesso virate con il rosso del sangue, come dai titoli. Manuele Cecconello, Italia“Terre”, 5:13 min, (2002) Gerard Freixes Ribera, Espana“Mizrab”, 2.50 min, (2008) Aysegul Guryuksel, Turkiye“Nobody’s Pet”, 6:31 min, (2007) Roberto Santaguida, Canada“Miraslava”, 1:25 min, (2007) Chia-Hua Wu, Taiwan“Adam- Eve”, 5:20 min, (2005)“Eve”, 3:40 min, (2005)“Spectral field”, 7:28 min, (2007)“Adam”, 4:29 min, (2005)“Emerging spectrum”, 5:02 min, (2005)“V.A.V.H.”, 59 sec, (2007) Danielle Ye, China“Terra incognita”, 6:30 min, (2005) Juan J. Moreno, Espana“Amor/Odio”, 4 min, (2008) Brian DeLevie and Isshaela Ingham, USA“Emanations”, 10:16 min, (2008) Martedì 23 settembre 2008Programma B Vincenzo Mistretta, USA/Italia“Hand made”, 6 min, (2007)“Tintura”, 8 min, (2003)“ZigZag”, 6 min, (2006) Antonello Novellino, Italia “L’occhio salta il muro”, 4 min, (2007) Didier Feldmann, France“La ville, un jour de désir”, 9:14 min, (2007) Molto apprezzati e convincenti i cortometraggi di Novellino e Feldmann.Il primo ha saputo abilmente unire la celebre canzone « Un ottico » di De Andrè ispirata dalla poesia di Lee Masters alle immagini, creando un balletto sapiente, preciso, un caleidoscopio di emozioni che ha ricevuto l’applauso più sincero del pubblico. Feldmann invece ha incentrato il suo lavoro sullo spazio architettonico urbano, mostrandoci molte forme diverse di palazzi, costruzioni e grattacieli : colorati, in continuo e fluido movimento. Maurizio Mercuri, Italia“Filmmembrana”, 6:40 min, (2008)“Una volta, ciascuno, solo una volta. Una volta, e non più.”, 1:53 min, (2007)“Eye Awake”, 1:59 min, (2005)“Drops for a silent sea (Pulse of life)”, 6:07 min, (2005) Yuiko Matsuyama Ishida, Japan“Flower”, 5:05 min, (2004)“Lines toward the sunset”, 4 min, (2003) Ursula- Helen Cassavetes, Hellas“Interspersed in walls”, 2:33 min, (2008) Chris Loukes, Uk“Train goes out, train comes in”, 4.54 min, (2008) Paul Matosic, Uk“A+B=CC(an)”, 2:49 min, (2007) Patrick Coeuru, France“Caméra végétale”, 7:15 min, (2007-2008) In questo come in altri corti, come dice il titolo stesso, davvero la macchina da presa sembra « vegetale » : agilissima, impalpabile. Le immagini sembrano il risultato di una volontà di leggerissimi respiri. Stefano Di Cicco, Italia“If love’s a Sweet Passion”, 4:40 min, (2008) Marie Croce, Uk“Half way there”, 3.47 min, (2007) “Within”, 2:16 min, (2006) Alberto Boem, Italia“Santa Lucia”, 5:54 min, (2007-2008) Martedì 23 settembre 2008Programma C Yeonjeong Kim, South Korea“Heat Shot1”, 12:30 min, (2007)“Heat Shot2- Hit Stitch”, 11:30 min, (2007)“Heat Shot3”, 11 min, (2008)“Glance and Focus-Difference and Repetition”, 1:06 min, (2007)“Loop the loop-Difference and Repetition”, 12:15 min, (2008) Molto rigorosi e legati all’elaborazione informatica questi corti coreani. George Drivas, Hellas“Closed circuit”, 4 30 min, (2005)“The decision”, 4 min, (2007) Luca Coclite, Italia“This video is no longer available”, 6 min, (2006) Coclite costruisce con la sua opera un insolito incontro di solitudini in un museo e poi nella metropolitana…per poi sfociare nel mistero più profondo. Emma Bowen, Uk“Trasmission”, 4:06 min, (2007) Gordon Monro, Australia“Triangular vibrations”, 7:04 min, (2007) Un esercizio stilisticamente impeccabile e formalmente ineccepibile. Michael Shaw, Uk“What might be”, 4 30 min, (2007)“Respiro I”, 2 46 min, (2006)“Respiro II”, 5 25 min, (2006) |