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Immagini in segmenti per uno scenario ‘di nicchia’ che continua a confrontarsi con i limiti della sperimentazione; assoluta libertà ed eterogeneità per le opere in concorso, ciascun autore con la propria tecnica digitale o di lavorazione della pellicola, ormai oltre qualsiasi tentativo di etichettatura neo-futurista; gioca nell’astrattismo attuale con linguaggi presi un po’ ovunque, contaminati e rielaborati mitigando l’esigenza di un’ispirazione scioccante del ‘mai visto prima’. Le avanguardie artistiche del surrealismo e affini hanno infranto da tempo qualsiasi regola, così come le sonorità elettroniche, tappeto privilegiato di queste forme, per quanto sofisticate nei suoni dei moderni campionatori, poco aggiungono ai maestri del minimalismo già conosciuto (Terry Riley, Steve Reich, Tangerine Dream ecc.). La categoria del post-moderno è in crisi, ma allo stesso tempo non essendoci più l’esigenza di forzare per una ricerca del ‘nuovo assoluto’, l’artista si diletta verso infiniti accostamenti: ‘digital retrò’, ‘visual punk’, ‘photo loop’, ‘déco frame’, ‘glitch pop’ ecc. potremmo continuare ad inventare all’infinito tra le possibili combinazioni, ricomponendo per sfumature percepite, in questa mappa trasversale di stilemi artistici comparati.
Tra questi, il termine ‘glitch’ già molto inflazionato nell’alternative musicale, ben riesce in prestito nell’astrattismo cineartistico di questo festival, essendo nell’etimologia d’origine qualcosa che fa leva sull’uso combinatorio di errori, imperfezioni e interferenze, riqualificati a risorsa; e proprio da queste imperfezioni traggono spunto molti degli artisti cosiddetti astratti della pellicola, per una connotazione astorica e mai obsoleta di categoria ‘underground’ e/o ‘avantguard’. Tra i lavori presenti in questa giornata, segnalerei alcune cose: “Cityscapes” di M.Grill e M. Siewert, 16 min, (2007) produzioni ‘Osterreich’, B/N ipnotico lavorato con una tecnica (in verità originale) di sovrapposizioni asincrone di piani sfocati, lasciando intravedere soltanto qualche fuga-spiraglio di una metropoli grigia.
Martin Siewert oltre che alla regia, è compositore anche delle musiche, ed è presente in tale veste anche in “Distorted areas- 01 (Fields of Interim)”, 6 min, (2008), uno dei più spinti tra quelli visti, in qualità di disturbo e minimalismo visuale: assordante con flash veloci alternati di bianco artificiale su sfondi di un nero compulsivo mai domo. Ancora Austria con Billy Roisz (Austria “Not Still”, 10 min, 2008), che comunica invece una sequenza più lenta, la camera videofonica offerta è ovattata, come il messaggio.Gli astratti di Dan Monceaux e Emma Sterling, Australia “Abstractions n.3”, 4. 30 min, (2007) e “Optech 1”, 3 min, (2007) sono bellissimi: il primo in particolare, una superfice bianco lucente che ospita una trama in nero opaco, una trama che si compone via via con lo scorrimento di linee, intrecciandosi in armonie geometriche, un mandala in digitale, molto pulito e rilassante. Daniel Aguilarte Garcia, Spagna “Four x 35’’, 1.40 min, (2008), in brevissimi short video, dimostra il gusto dell’essenziale intuizione; lampi e sprazzi di colore si avvicendano in pochissimo spazio, una scelta contro la ridondanza e lo spreco. |