Voto: 


Cast, foto, trailer, spasmodica attesa. Sappiamo tutto di Inglorius Basterds, ora l’abbiamo anche visto. Potremmo raccontarvelo, dirvi come finisce, ma sarebbe proprio da bastardi e non ci sarebbe gloria nel farlo. Il nuovo film di Quentin Tarantino ha tutto per piacere, per far parlare di sé, per convincere e per deludere, ha tutto per non lasciare spettatori indifferenti. Ed è per questo che possiamo asserire da subito, che è un gran film. Chi ha una buona dose alle spalle di film bellici, apprezzerà in pieno i continui rimandi, il gioco con l’immaginario filmico dei war-movie che tutto è tranne che fine a sé stesso. Perché un capolavoro, e un film di genere, sono definibili tali anche quando tengono il legame con il filone che li ha preceduti. In questo caso con Tarantino, abbiamo il “vecchio” ed il “nuovo”. Un film assolutamente personale, Tarantiniano doc, che non deluderà i fedelissimi. Inutile quindi soffermarci sugli omaggi e le “ossessioni” di Tarantino che nel film abbondano. Dai nomi, come quello di Ed Fenech dato a Mike Myers, ai piedi di Diane Kruger. Ancora una volta siamo in presenza di un cinema ricco di particolari, dove nulla è lasciato o creato a caso.
Un cast che regala interpretazioni straordinarie. Da Brad Pitt a Cristoph Waltz, da Mèlanie Laurent a Michael Fassbender.
Tutti bravi e particolarmente rigidi nelle loro performance da risultare maschere che resteranno nell’immaginario complessivo del film. L’Aldo Raine di Pitt è una smorfia, una caricatura, un tipico ufficiale disegnato sulle vignette degli anni ’40. Lo è nell’aspetto e nelle movenze. Mélanie Laurent-Shosanna è la raffigurazione del dolore e della vendetta pronta a scatenarsi. In un punto esatto del film sarà la perfetta rappresentazione del confine tra bene e male, in particolare quando il bene dovrebbe comportarsi male e non abbassare la guardia. Bellissima e bravissima da far male. La migliore. Cristoph Waltz (Miglior Attore a Cannes) è Hans Landa, colonnello tedesco poliglotta che con sorriso cinico annuncia tutta la sua inarrestabile violenza. E poi ci sono loro: i bastardi. Tarantino non poteva scegliere meglio, i suoi basterds sono cinematograficamente perfetti. Da Eli Roth a Til Schweiger a Omar Doom , la loro presenza in scena è già tutto un programma. Il loro aspetto è intriso di violenza, ma allo stesso tempo di una comicità involontaria, tipica in alcuni personaggi dei film di genere bellico, dove questo aspetto rende ancora più evidente la scissione tra la vita e l’assurdità della guerra.
Forse la forza del film sta tutta nelle interpretazioni, nelle caratterizzazioni particolari date dai personaggi. Tarantino gira un film in un certo senso “seduto”, pacato, molto dialogato e con l’azione rimandata il più possibile verso l’epilogo. Ciò lo rende assolutamente atipico da qualsiasi altro film di guerra dove l’azione è in primo piano. Del film di Castellari ne prende solo il titolo, così come di Quella sporca dozzina ne prende solo il discorso al manipolo di soldati. Manca di una certa dinamicità che avrebbe giovato alla storia, soprattutto nella parte centrale. Tutto ciò arriva nell’ultimissima parte. Se si calcola che il film dura 160 minuti, è facile pensare che Inglorius Basterds sembra solo una parte di un film che doveva essere più lungo, magari in due parti tipo Kill Bill. In effetti mancano, diciamo che latitano, proprio i Basterds. Li vediamo poco e per brevi sequenze. Sono il titolo del film, eppure non così tanto presenti all’interno della storia, che invece è mossa da varie circostanze. A tal proposito sarebbe interessante fare qualche domanda al regista.
Come sarebbe interessante dirgli che, almeno per noi, la violenza nei suoi film, non è solo estetica. La violenza da lui rappresentata è figlia di una serie di cause ed effetti, fa parte della vita, ha una forte valenza narrativa. È insita negli esseri umani, così come nei suoi personaggi. Hans Landa fa della violenza la sua condotta di vita, come ogni nazista. Shosanna è vittima di quella violenza e ne farà uso per vendicarsi. Aldo Raine, di quella violenza, ne farà la sua missione.