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Deve essere difficile per un attore dover interpretare diversi ruoli e personaggi quando tutto il mondo ti identifica con un vestito: il completo bianco con camicia nera de La Febbre del Sabato Sera. John Travolta rimasto per moltissimi anni legato a quell’immagine, impiegando 17 anni per voltare pagina.
Nel mezzo ci sono stati tutti i tentativi spesso fallimentari di Hollywood di reiterare un’icona e l’immaginario che la supportava: la musica e le sue doti (come ammesso dallo stesso attore, quasi casuali) di ballerino, il viso pulito e affascinante, con gli occhi azzurri su un fisico magro e atleticamente dinoccolato. A parte Grease, dove il suo giubbotto di pelle splende quasi come il completo bianco, i tentativi di battere un ferro in via di raffreddamento sono via via più imbarazzanti, da Urban Cowboys a Due Come Noi, da Staying Alive a Perfect, fino al godibile Senti Chi Parla; il solo regista a provare a utilizzarlo come vero interprete fu Brian De Palma con Blow Out. Ma non arrivò dove John è arrivato nel ’94: ingrassato, sciatto, coi capelli lunghi e vagamente sporchi, in un trench di pelle nera. Un killer fatalista al soldo di Quentin Tarantino che in Pulp Fiction ha mostrato al mondo un’altra, se non la vera, faccia di John Travolta: quella di un attore vero, che ha imparato in anni di fallimenti e revival a lavorare sul suo viso non solo come mezzo di fascinazione e seduzione delle spettatrici, ma anche come veicolo di una sincera espressività, tanto da arrivare alla seconda nomination all’Oscar (la prima proprio per il ruolo nel disco-movie di Badham). Rischia di nuovo di restare incastrato anche da questo ruolo, viste le suggestioni del Chili Palmer di Get Shorty (col quale vincerà il Golden Globe), ma oramai ha imparato a capire le tendenze dell’industria e a saper gestire le situazioni; tutte caratteristiche che lo portano a costruirsi una nuova immagine più forte di prima, un’icona diversa, matura e sorniona, che passa dai travolgenti action di John Woo (strepitoso in Face/Off) alle commedie romantiche come She’s so Lovely fino ai grandi affreschi d’autore, per esempio La Sottile Linea Rossa. Non tutto è all’altezza, come ovvio, e a fianco a Oscar e Globes ci sono anche i Razzies vinti per Battaglia per la Terra e Magic Numbers; ma John ora ha una credibilità che gli viene proprio da questa prolificità, cioè quella di un attore che sa affrontare il tempo che passa inesorabile col ghigno sulle labbra.
Come dimostra il ruolo di Ryder in Pelham 123, l’ultimo film di Tony Scott, in cui le espressioni sopra le righe e lo sguardo sempre più freddo gli permettono di tenere testa al sempre granitico Denzel Washington. Tagliato per i pazzi e per i criminali, forse, ma anche dotato di un’ironia contagiosa: come definireste altrimenti i chili, il trucco, gli abiti indossati sprezzantemente in Hairspray? |