



Il cinema dei fratelli Coen, dagli esordi iperrealistici fino alla grande maturità espressive degli ultimi anni, ha sempre viaggiato sulle coordinate di un’ironia o di un umorismo profondamente segnati dalla malinconica componente ebraica. Giunti al loro sedicesimo film, i due fratelli decidono di affrontare direttamente il lato yiddish del loro background realizzando un film completamente immerso in quello spirito, anche a rischio di rifiuto dello spettatore.
Larry è uno stimato professore di fisica in attesa di una promozione, con una famiglia felice che pezzo dopo pezzo comincia a distruggersi attorno a lui, mettendo anche a rischio il suo lavoro. L’unica risposta che gli viene è di cercare “la verità” presso un rabbino, ma non sarà una grande idea. Commedia grottesca e amarissima, scritta come sempre dagli stessi Coen, una beffarda parabola ebraica in cui tutto dalla struttura ai personaggi all’atmosfera sembra un chiaro omaggio a un cultura e soprattutto a una visione del mondo.
Aperto da una tipica storiella yiddish che fa da chiave di lettura concettuale e stilistica, il film è una sorta di seguito ideale
di L’uomo che non c’era e al tempo stesso una rilettura della storia biblica di Giobbe in cui la via alla serietà (intesa anche come serenità, pace della coscienza) passa attraverso la distruzione del mondo del protagonista che però, vivendo in una realtà senza fede, non si merita nemmeno la ricompensa divina che venne data al profeta; così facendo i fratelli possono raccontare l’inumana lotta dell’uomo medio per raggiungere obiettivi tanto comuni (famiglia, amore, soddisfazione professionale) da essere inarrivabili e danno ancora una volta un saggio della loro bravura nel far passare l’intimità e l’umanità del racconto dal cinismo.
I Coen, esimi sceneggiatori, si prendono un grosso rischio nello strutturare il racconto per aneddoti e storielle, ma riescono a far filtrare un grande senso del tragico e dell’ironico anche attraverso l’uso delle inquadrature e del montaggio in chiave mordace e, come nel loro precedente capolavoro con Billy Bob Thornton, condensa tutte le connessioni del film nella prova straordinaria di Michael Stuhlbarg, la cui misura si specchia nell’alternanza tra sorriso dolente e risata amara che accompagna tutto il film. Un film a suo modo difficile e imprevedibile, che saprà titillare i gusti e la mente del pubblico più smaliziato.