  Il mondo del fumetto nipponico arriva sempre più al grande schermo in versione globalizzata, sia live action (come il pessimo Dragon Ball o l'atteso Yattaman) sia animata; è il caso del celebre manga (e poi anime) di Osamu Tezuka che David Bowers ha trasposto in computer grafica modernizzando la storia e i riferimenti, e che in Italia facciamo doppiare ai “divi” Silvio Muccino e Carolina Crescentini.
Tobio è un ragazzino con una grande passione per la tecnologia, così come il padre; quando il piccolo muore a causa di una scoperta paterna, viene creato un robot a sua immagine e somiglianza. Che passerà mille traversie prima di salvare il mondo. Un frullato praticamente infinito di rimandi, sugestioni, citazioni e plagi che Timothy Harris frulla guardando alla Pixar e alle fiabe per trarne un piacevole divertimento.
Il quale però non si fa scrupoli di accennare a temi importanti come la politica militarista del primo mondo, l'interazione ormai invisibile tra umano e robotico, il bisogno di una civiltà senza padroni e dottrine imposte; il tutto raccontato con verve spiritosa in cui il continuo passare da Wall-E a Pinocchio, da Robots a Robocop, permette a Bowers d'infilare qualche momento gustoso, come le gag sul Partito per la Liberazione dei Robot.
L'animazione, per venire da uno studio indipendente, è piuttosto gradevole, alternando tocco contemporaneo e rotondità da manga vecchio stile e riesce a sposarsi senza troppi scivoloni all'eccessivo furore spettacolare della parte finale che soffre di un evidente limite drammaturgico nello sviluppo in chiave superomistica del personaggio di Tobio. L'interesse per gli evidenti difetti di pronuncia di Muccino è limitato dal suo evidente studio della dizione che non rendono particolarmente divertente la sua prova, che non si sovrappone (al contgrario di quella di Francesco Facchinetti in Robots) al gusto di un film mediamente piacevole. |