    Quando nel 1998 Radu Mihalileanu trionfò nel mondo con Train de Vie in molti pensarono che fosse semplicemente un figlio dei suoi tempi e del successo di La vita E' Bella; dopo una decina e qualche progetto non troppo riuscito, il regista rumeno torna con un film che finalmente dimostra le sue grandi qualità di regista e commediante.
Andrei è stato il più grande direttore d'orchestra del Bolchoi, prima che le sue simpatie per gli ebrei lo mettessero in cattiva luce agli occhi di Breznev; ora del teatro è l'addetto alle pulizie, ma la sorte (e un po' d'aiuto non proprio limpido) gli fornirà l'occasione per tornare in scena e vendicarsi del destino. Una commedia a suo modo perfetta, della miglior pasta hollywoodiana (quella dello slapstick, di Wilder e dei Blues Brothers, per intenderci), dove lo script del regista torna sul tema della “messinscena” proprio come fece il suo film più famoso. Là dove c'era l'Olocausto nazista, qui c'è la persecuzione sovietica agli ebrei e la rimozione di simpatizzanti e dissidenti come sfondo di un racconto che parla della capacità di costruire storie e quindi mondi, di come la narrazione possa essere un veicolo di libertà dalle dittature contemporanee, in cui criminalità e denaro hanno sostituito la tirannia politica. In questo spaccato della nuova Russia, Mihaileanu riflette sulla cultura e sulle sue implicazioni politiche ed economiche con un senso dell'umorismo spesso travolgente, ricco d'inventiva (l'inseguimento carponi durante la sparatoria) e ironia (la replica dell'esodo ebraico per raggiungere Parigi). Mihaileanu s'ispira a Lubitsch e compagnia realizza una sceneggiatura che non perde un colpo nel mix tra humour, struttura, personaggi ed emozione e si sublima in un finale straordinario (il concerto di Tchaijkovskij) in cui la regia si esalta in ogni sua forma e strappa, spontaneo, l'applauso allo spettatore. Mihaileanu da buon “direttore” sa gestire i suoi interpreti, amalgamarli in armonia e conceder loro grandi assoli (straordinaria Melanie Laurent), realizzando con questa “sonata”, uno dei film migliori presentati al Festival di Roma. |