


The Wolfman, diretto dal regista Joe Johnston, è una rivisitazione di un classico della Universal Pictures, L’uomo lupo del 1941, interpretato da Lon Chaney jr (figlio dell’icona del cinema muto Lon Chaney), che ha istituito il mito cinematografico del lupo mannaro. Le storie spaventose sui licantropi hanno dominato per molti secoli le culture di tutto il mondo, ma è solo negli ultimi Settanta anni che questa spaventosa creatura è comparsa sugli schermi. La storia del film rispolvera il tema antico dell’uomo che diventa bestia ma l’idea, come confessa l’interprete Benicio Del Toro (vero fan di questo genere), era quella di rendere omaggio alla versione originale e allo stesso tempo attualizzarla, raccontando una storia fantastica e anche credibile e veritiera.
Lawrence Talbot (Benicio Del Toro), lascia il paese vittoriano di Blackmoor, dopo la morte della madre in circostanze tragiche. L’uomo trascorre lontano da casa molti anni nel disperato tentativo di riprendersi e cercare di dimenticare. Quando la moglie del fratello, interpretata da Emily Blunt, lo ricontatta per aiutarla nella ricerca del marito misteriosamente scomparso, Lawrence decide di fare ritorna nel suo paese natio e nella sua casa paterna. In questo ritorno alle radici, egli si troverà ad affrontare tutti i fantasmi del suo passato e dovrà cercare di ricreare con il padre, interpretato da Anthony Hopkins, un rapporto difficile fatto di freddezze e abbandono. Lawrence si metterà alla ricerca del fratello ma alla fine troverà per se stesso un tragico destino.
Nella versione originale del film l’uomo che si trasforma in lupo è una vittima che subisce questa terribile trasformazione senza averne una piena coscienza. In questo caso, come spiega l’attore, l’uomo è cosciente del suo destino perché si è voluto mostrare la trasformazione come se fosse una malattia o una sorte di dipendenza da qualche droga. L’interesse non è tanto quello di rappresentare l’aspetto bestiale che si cela in ogni essere umano, quanto piuttosto mostrare l’incontrollabile, ciò che trascende ogni controllo e non ti permette di essere “umano” nella tua esistenza.
Film notturno, dolente e grondante di sangue, è confezionato per spaventare il pubblico ma non raggiunge pienamente il suo obiettivo. Le scene di violenza non mettono paura perché il film punta solo su scene truculente senza accompagnarle con momenti di autentica tensione e suspense. Il sangue e le budella posso forse impressionare, anche se il più delle volte scateno ilarità per il loro essere troppo inverosimile, ma certamente non bastano per far provare nel pubblico i brividi di paura.
Anche il tentativo di fare una storia avvincente e credibile non sembra riuscito. Per dare spazio alle scene di violenza, visto che si tratta di horror, si è sacrificato lo sviluppo dell’intreccio e la caratterizzazione dei personaggi è appena accennata e questo ne impedisce l’identificazione, essi sono tutti ugualmente minacciati e per nessuno di loro si ha la garanzia di sopravvivenza fino alla fine del film. I temi che il film vorrebbe affrontare, come il difficile rapporto con il padre e l’amore impossibile con la moglie del fratello, sono appena accennati e trattati con troppa superficialità.
L’unico aspetto veramente interessante del film è la trasformazione del protagonista, Benicio Del Toro, da essere umano in lupo mannaro. Rispetto alla versione originale in questo caso l’effetto è più impressionante grazie, oltre al trucco, anche all’uso dell’animazione computerizzata. Il computer è stato utilizzato come strumento per ampliare e rendere il più reale possibile il lavoro, lungo e profondo, del trucco e delle protesi applicate al viso e a tutto il corpo. Questo delicato lavoro è stato affidato ad uno dei più grandi truccatori cinematografici, il sei volte premio Oscar Rick Bakes, che ha voluto mantenere la versione il più possibile vicino all’originale, anche se arricchita dall’ausilio di tecniche più sofisticate.