Radu Mihaileanu presenta il suo nuovo film
Il prossimo 5 Febbraio 2010 arriva sul grande schermo “Il concerto”, film già applaudito all’ultimo Festival Internazionale del Film di Roma.
In occasione della proiezione in anteprima per la stampa, il regista rumeno Radu Mihaileanu ha incontrato i giornalisti presso il cinema Quattro Fontane di Roma e ha raccontato la realizzazione del suo lavoro. In questi giorni di freddo pungente nella Capitale, questo film riesce a scaldare e ad emozionare davvero. La straordinaria capacità di Mihaileanu di coniugare perfettamente l’umorismo e la tragedia, fa sì che in alcuni tratti di questa storia straordinaria e intensa, il cuore accelleri il suo battito, rimanendo con fatica all’interno del petto. Il regista, infatti, afferma che “Il concerto” ha un temperamento slavo nel cuore. Egli viene dall’Est, ma vive da molto tempo in Francia e qui, ha notato un atteggiamento pudico riguardo alle emozioni. Il suo paese originario, invece, è abituato ad andare verso gli estremi, a spingersi oltre i limiti e nell’arte, questo si nota in letteratura, nel teatro, nella musica e quindi nel cinema. Occorre manifestare e descrivere l’emozione. “Mi dicono spesso che i miei film sono melodrammatici, forse è vero, ma solo perché per me l’importante è dare e ricevere emozioni. Io voglio esaltare la vita, descrivendola in tutte le sue sfumature. Le parole chiave del mio cinema sono emozione e umorismo”. Nella storia i rapporti tra le terre dell’ Est e l’Unione Sovietica non sono stati dei migliori, quindi sorge inevitabilmente la domanda al regista sul suo rapporto con la Russia, con la cinematografia di questo paese e il suo cast. Egli, ricordando il passato, racconta come si rifiutò di imparare il russo per resistere politicamente, nel suo piccolo, al potere. “La cultura russa è una delle più grandi del mondo e ormai la Russia è una cugina degli U.s.a.”. Egli è cresciuto con i film russi, quindi il legame con quel cinema è molto forte. Per scegliere i protagonisti russi del film, la metodologia è stata insolita e divertente, poiché Mihaileanu desiderava avere nel suo cast delle vere e proprie stelle del cinema sovietico, ma né lui né i suoi collaboratori erano sicuri dell’identità degli attori più bravi del paese. ”Ci eravamo innamorati di tre, fra gli attori venuti a fare i provini, ma non capivamo se erano veramente famosi o solo degli impostori che si spacciavano per star, ma dopo un informale sondaggio tra il personale dell’albergo e altri rappresentanti del popolo, abbiamo scoperto che erano dei veri professionisti e ci siamo messi a lavoro”. Poi, il regista rumeno, ha specificato che questo suo film non è anticomunista, ma semplicemente contro tutti i regimi totalitari. Egli ha voluto denunciare quel potere che mette in ginocchio gli individui, sconvolgendo il loro destino. “Il tema centrale è l’importanza della dignità dell’individuo e l’interazione tra il singolo e la società”.
Protagonista indiscussa del film è comunque la musica e così, alla domanda sul suo rapporto con questa forma di arte, Mihaileanu risponde che la musica è un’energia ed un linguaggio universale e, anche chi non suona e non produce musica, la possiede interiormente. “La musica è una forma espressiva libera ed universale e il regime aveva chiuso la musica in una cella. Ma ancora oggi le persone non fanno uscire la musica che hanno dentro”. L’“armonia suprema” che Andrei, il protagonista di “Il concerto”, cerca per tutta la sua vita, è per il regista l’unione delle due rive, l’io e l’altro per raggiungere la felicità. “L’altro siamo noi”. Infine, dopo una piccola anticipazione sui suoi progetti futuri, che vedranno la realizzazione di un film sulle donne arabe, intitolato “La fonte delle donne”, il regista viene salutato dagli applausi dalla stampa, conquistata quasi completamente da questo film stupendo. |