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XI secolo dopo Cristo: delle strane imbarcazioni con la polena a forma di drago escono dalla nebbia e da esse scendono uomini con strani elmi, scudi rotondi, asce…Saccheggiano, razziano uccidono e parlano una lingua sconosciuta. È un po’ così che il mondo occidentale vede le invasioni vichinghe (specificatamente dei popoli della Norvegia e Danimarca), e dopo l’esperienza di Makoto Yukimura sappiamo che anche in Giappone lo stereotipo è quello.
Dopo la creazione di Planet (famoso manga di fine anni novanta), Makoto Yukimura fece passare alcuni anni di inattività per poi uscire a colpo sicuro nel 2005 con Vinland, un fumetto che con i suoi premi e le sue critiche segnò il suo anno di uscita come migliore novità. Essendo Vinland uno pseudo romanzo storico, il suo plot riporta alcuni eventi ed alcuni nomi realmente esistiti ed altri liberamente inspirati o comunque simil-veri. Ed inizia proprio nel XI secolo, quando in Europa cala l’ombra dell’invasione vichinga, che possedeva e gestiva il controllo di tutto il mar Baltico e Mare del Nord, nonché i territori bagnati da questi mari. La volontà di un padre che rinuncia alla vita da famoso guerriero per poter salvare la famiglia lo tradisce ed inevitabilmente lo fa condannare a morte. Questo è il presupposto per il figlio Thorfinn, giovane islandese che si ripromette di vendicare il padre, sfidando a duello l’uomo che aveva eseguito la pena del padre.
Così partendo a seguito del capo mercenario al quale ha promesso la morte, il giovane Thorfinn passa la sua gioventù in guerra, diventando così un abile condottiero vichingo, famoso nella sua capacità nell’utilizzo di due coltelli. Durante ogni combattimento gli viene affidata la missione più difficile, delle prove da dover superare, al termine delle quali ci sarà il duello all’ultimo sangue come sua ricompensa. Di anno in anno le guerre si susseguono, le conquiste e le vittorie anche, ed il giovane Thorfinn diventa sempre più grande, affiancando in battaglia grandi condottieri realmente esistiti nella storia della Finlandia e Danimarca. Ed è proprio qui la forza del manga: la sua linea che parte si dalla fantasia, ma che invece a volte si unisce alla storia vera dei vichinghi in Europa, creando un insieme di leggenda e fantasia in un misto storico esaltante. Tra i molti flashback la storia si costruisce da se ed i tasselli si compongono in una storia che è fatta di rancori, odi, passioni e tanto sangue. La ricostruzione e la descrizione dei modi usi e costumi dei vichinghi in questione, la descrizione delle loro armi e tattiche d guerra sono la prova che però l’autore qualcosa su queste popolazioni l’ha studiata e soprattutto l’ha applicata nel loro massimo fascino di guerrieri, pastori e razziatori pagani. Pagani si, e sempre in contrapposizione (in questo secolo più che mai) con il cristianesimo che avanza e che cerca di forzarli ad una conversione violenta a cui la maggior parte di loro non vuole sottostare. Usare e non sfruttare queste tematiche non è sempre facile e farlo con un punto di vista neutrale ancor meno. Così come è difficile realizzare e non stereotipare una conduzione di vita guerriera nomade, come quella nordica, che vede gli uomini perennemente all’erta, sempre stremati ma sempre forti e sempre pronti a morire per raggiungere gli dei. Il disegno è lineare e semplice, ma nella sua semplicità rende sempre al meglio i piccoli particolari che non vengono mai tralasciati, anche quando Makoto si ostina a creare scene di guerra che potrebbero apparire caotiche e confusionarie, ma che invece non lasciano proprio nulla al caso e al caos. Una vera e propria campagna che porta il lettore alla scoperta di nuovi territori e che sorprende da una parte per i temi trattati e dall’altra il come vengono trattati, comprendendo anche la volontà di inserire in alcuni momenti tragici una chiave ironica che strappa un mezzo sorriso in un fumetto che dona sempre tensione e dal quale è difficile staccarsi.
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