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Un Martin Scorsese (anche se i cinefili più snob sanno che lo si deve chiamare sempre e solo Marty...) gioviale e carico di energia ha presentato alla stampa a Roma il suo ultimo film, Shutter island, a metà fra il noir, il film di indagine poliziesca e insieme un thriller psicologico, data l'ambientazione in un manicomio criminale situato a riparo dal mondo”normale”, su un'isola a largo del Massachusetts, negli anni'50. Il film sarà presentato ufficialmente all'interno del Concorso del Festival di Berlino (14 Febbraio) e l'uscita nelle sale italiane è prevista per il 5 Marzo. Il regista newyorchese e il protagonista Leonardo Di Caprio, che formano un sodalizio molto fruttuoso (questo è il quarto film della coppia), hanno mostrato un vivo interesse per questo lavoro e un'incredibile affiatamento anche fuori dal set. Il film è tratto da un romanzo di Dennis Lehane, già autore di Mystic river da cui Clint Eastwood ha tratto uno dei suoi film più belli, e il mix di generi, livelli narrativi, sfasamenti temporali che lo costituiscono e lo rendono immediatamente cinematografico ha immediatamente colpito i produttori e lo stesso Scorsese che ha infatti dichiarato di essere stato “attirato dal materiale del romanzo di Lehane, perché conosco bene quel senso di paura e paranoia (vi ricordo che sono nato a New York e vi sono cresciuto) di cui si parla”.
“Inoltre - ha aggiunto - la nostra realtà è veramente complicata e non è per niente facile discernere la verità dalle menzogne, quindi devo dire che talvolta ho i miei dubbi sulle autorità nella nostra società e questo si ripercuote inevitabilmente sul mio lavoro”. Anche Di Caprio ha voluto sottolineare come il fascino della stratificazione di materiali in gioco del film abbia giocato un ruolo essenziale nella sua partecipazione,anche emotivam, alla lavorazione: “sono stato attirato sicuramente dalla doppiezza del personaggio, per arrivare al punto finale abbiamo provato diversi estremi, anche diversi registri, dal momento che vi è un mix di generi, dal thriller al racconto gotico. Ma al fondo c'è soprattutto il dolore, la tragedia di un uomo. E' uno dei ruoli più complessi che abbia mai realizzato e mi ha veramente commosso”. Ma Shutter island è anche, nella sua resa formale, un sovrapporsi di citazioni e rimandi a grandi capolavori del cinema tedesco, come Il gabinetto del dottor Caligari di Robert Wiene, cui hanno pensato immediatamente sia il regista che il produttore Bradley J. Fischer, ma non solo. “C'è molto cinema tedesco nel mio backgorund – ha spiegato Scorsese – Fritz Lang, Otto Preminger quello di Laura (del 1944, il titolo italiano è Vertigine) ad esempio. Sono cresciuto infatti negli anni '40, '50e '60 vedendo film hollywoodiani che erano realizzati da registi emigrati negli U.S.A. dalla Germania o dall'Austria.” Ma Scorsese, da bravo cinefilo educatore, ha mostrati molti altri film in proiezioni notturne agli attori e realizzatori, come ad esempio Out of the past di Jacques Tourner (1947, Le catene della colpa nella versione italiana) e soprattutto un documentario Titticut Follies opera prima del grande cineasta Frederick Wiseman, girato nel 1967 e ambientato in un carcere per persone con problemi psichici (Bridgewater), che fece tanto scalpore da essere vietato nello stato in cui fu girato, il Massachusetts, non a caso medesima ambientazione di Shutter island. Scorsese ha poi aggiunto che effettivamente il suo cinema è caratterizzato dalla violenza, da un interesse per i fenomeni di questo tipo, ma che in questo caso la sua attenzione si è concentrata tutta sul personaggio di Di Caprio, Teddy Daniels, che è un veterano della Seconda Guerra mondiale e che quindi la violenza occupa un posto importante nella sua formazione anche di persona. L'incontro si è infine concluso con una nota positiva: Marty ha infatti annunciato che si metterà a lavorare su una seconda parte del suo personale viaggio nel cinema italiano, iniziato nel 2000 con Il mio viaggio in Italia. Non poteva esserci anticipazione migliore. |